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Ott 0816

Questo blog è "In cerca d'autore"

Pubblicato da Elisa, Blogosfere staff alle 09:00 in


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Cari lettori,

è con un pò di malinconia che vi comunico che da oggi in poi non curerò più questo blog. Come avete potuto constatare nell'ultimo anno, il numero di post da me scritti si è ridotto notevolmente, da un lato per regioni collegate al mio precedente lavoro e alla confidenzialità che mi era richiesta, da un altro perché comunque sono oramai lontana dall'ambiente slavistico-russistico italiano, la cui frequentazione mi consentiva un certo aggiornamento soprattutto su eventi e pubblicazioni riguradanti la Russia.

Da quando questo blog è stato aperto, nell'autunno del 2005, sono oramai passati 3 anni. La Russia è cambiata ed è oramai ritornata ad essere a tutti gli effetti una potenza planetaria. Osservata da Bruxelles, dove ho passato l'ultimo anno e mezzo, da una città nota ai più solo grazie ai suoi corridoi burocratici e grigi, la Russia appare come una potenza "variopinta" e persino anticonformista, capace (forse ancora più che gli americani) di "dividere" gli stati membri e influenzarne in alcuni casi le politiche.

Una Russia comunque chimerica, dove politica e vita civile-intellettuale restano separate, come segnalato dall'ultimo libro di Demetrio Volcic intitolato "Piccolo Zar" (Ed. Laterza), dedicato proprio all'ascesa e al consolidamento del sistema Putin, ai  cambiamenti attuati e alle nuove prospettive per il futuro. Questo volume a mio avviso è uno dei pochi ad offrire un'interessante analisi della Russia putiniana in rapporto al passato sovietico e a fornire ai lettori una chiave di lettura utile nel marasma di informazioni taroccate che circolano da noi riguardo questo grande paese, che mi avevano originariamento spinto ad aprire questo blog.

Vorrei aggiungere inoltre che tra le ragioni del mio progressivo rallentamento c'è stata anche un pò di delusione riguardo ai miei mezzi a disposizione, per cui intervistare qualcuno solo con la qualifica di blogger è molto difficile (io non sono giornalista, né ho alle spalle nessuno); inoltre al termine del mio dottorato come moltissimi altri giovani della mia generazione nati e vissuti in Italia ho capito di non avere prospettive in questo paese (nonostante il fatto che poi all'estero abbia trovato una collaborazione in uno dei primi 10 think tank a livello mondiale).

Partire, si sa, comporta rinunce, allontanamenti e abbandoni e questo è proprio il caso di Samovar, una creaturina che tuttavia mi ha consentito di conoscere molte persone interessanti, italiani non accademici con il pallino della Russia. I miei articoli credo che resteranno disponibili sul web, visto anche che a norma di contratto con Blogosfere non ho diritti su di essi.

 Io certamente continuerò a coltivare questa mia passione per la Russia, ma da dove sono ora, in Giappone, è un pò più difficile.

 Spero comunque che ci sia già qualche candidato a sostituirmi nella difficile missione di scardinamento dei luoghi comuni sulla Russia.

Per chi volesse contattarmi direttamente ecco anche un recapito: kot.cat@libero.it

Questa è stata dunque la mia ultima tazza di té. Vsego Dobrogo.

Caterina Cecchini

 

Ago 0812

Il caso Georgia. Varie ed eventuali

Pubblicato da Caterina Cecchini alle 18:19 in Attualità, Storia


Gli eventi degli ultimi giorni, il conflitto russo-georgiano riguardante le repubbliche indipendentiste di Ossezia e Abkazia, sono purtroppo la causa di una situazione complessa che ha le sue radici in una serie di eventi concatenatesi negli ultimi anni, che proverò a riassumere.

La piccola repubblica caucasica di Georgia (nata sulle spoglie della omonima Repubblica Sovietica , nella zona che delimita a sud-est il confine tra Europa e Asia Minore, vicino all'Azerbaijan - ultimo tra gli stati cosiddetti europei, la cui popolazione professa la religione musulmana e parla una lingua simile al turco) si trova oggi a costituire il centro nevralgico di scontro tra le aree di influenza russe e quelle dell'Alleanza Atlantica, a due passi dall'Iran e in una posizione fondamentale per la logistica dei rifornimenti di gas e petrolio dall'Asia centrale verso l'Europa.

Il presidente Saakashvili, dopo essere stato eletto nel 2003 a seguito di una rivoluzione "democratica" (detta Rivoluzione delle rose) allontanando dal potere la vecchia elite di formazione sovietica (tra cui il presidente Shevarnadze, già Ministro degli esteri al tempo di Gorbachev), ha cercato di dare al paese nei successivi quattro anni un'impronta marcatamente occidentale. Purtroppo però, secondo quanto notato da alcuni analisti (con i quali sono onorata di aver collaborato), alla volontà politica non è seguita una completa ed efficace realizzazione degli obiettivi inizialmente dichiarati.

Così lo scorso novembre il mondo occidentale, che fino ad allora aveva dato credito alla giovane leadership georgiana, ha constatato a causa degli scontri tra popolazione che manifestava contro il presidente e il governo e della seguente proclamazione dello stato di emergenza e legge marziale,  che il paese è ancora ben lontano da quegli standard necessari all'ingresso del club dei paesi della Nato e dell'Unione Europea.

Inoltre la Russia, che non ha alcun desiderio che la repubblica che ha dato i natali a Stalin possa diventare membro della Nato (per ragioni geostrategiche ma anche storico-culturali), fa pressioni in proposito su stati membri dell'Alleanza Atlantica e dell'UE con i quali esistono particolari legami commerciali (Germania e Italia). 

Non casualmente tanto negli ultimi incontri con Putin, quanto all'ultime vertice Nato a Bucharest, il cancelliere tedesco Merkel ha confermato che non è compatibile con il trattato dell'alleanza la presenza di uno stato membro che abbia al proprio interno un conflitto congelato (frozen conflict).

E proprio Abkhazia e Ossezia del sud costituivano l'oggetto delle dichiarazioni. Questi due territori della Georgia, autoproclamatesi indipendenti nei primi anni novanta in quanto a maggioranza di etnia russa e dunque desiderose in qualche modo in ricongiungersi alla madre patria, dopo essere state luogo di scontri violenti hanno visto una normalizzazione della situazione grazie all'intervento di forze di mantenimento della pace.

l'Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza in Europa ha dato mandato a un'organizzazione regionale, formata da stati membri della CSI di collocare delle forze di peace keeping che potessero controllare il territorio. In questo contesto sono state inviate truppe non solo russe. E gli scontri degli ultimi tempi (se si escludono le questioni riguardanti aerei spia di dubbia provenienza) inclusi quelli che hanno innescato le reazioni a catena dei giorni scorsi, coinvolgono proprio queste forze russe dislocate per i territori delle due repubbliche e da sempre percepite come una minaccia dai georgiani.

La situazione attuale giova alla Russia in primis perché ha dimostrato al mondo che non è capace solo di minacciare (sulla questione Georgia basta dare un'occhiata alle dichiarazioni di Lavrov a seguito dell'indipendenza del Kosovo sul sito del Ministero degli Esteri russo oppure fare una ricerca su Internet sulle dichiarazioni del rappresentante della Federazione Russa presso la Nato Rogozin sullo stesso tema), cogliendo in qualche modo di sorpresa l'audience americana, concentrata sulle elezioni presidenziali.

Inoltre resta aperta la questione dei profughi, che è valsa l'intervento Nato in Kosovo e la conseguente indipendenza del paese e secondo la molte dichiarazioni di Mosca costituirebbe un precedente per il diritto internazionale.

Tiblisi invece è ancora una volta debole, non solo perché ha subito in qualche modo una disfatta a livello internazionale, ma soprattutto perché politicamente non ha saputo comprendere il senso profondo degli scontri di dicembre e i suoi riflessi nelle relazioni con i partners occidentali.  Inoltre non si è compresa l'urgenza di dover cambiare prospettiva nei confronti di tutte quelle situazioni complesse che riguardano la Georgia come stato di frontiera tra blocchi semicontrapposti. 

 E in fin dei conti questo paese sembra un pò l'Italia del '48, senza però figure con quella profondità intellettuale di cui il nostro paese allora era fortunatamente fornito e senza Vaticano. 

 

 

C'è un bell'articolo di Pietro Sinatti sul "Sole 24 ore" di oggi a proposito dei nuovi serial televisivi russi basati sui grandi romanzi del XIX secolo.

Pochi anni fa ha avuto un grande successo un serial tratto dall'"Idiota" di Dostoevskij mentre lo scorso dicembre è stata la volta di un "Delitto e castigo" di gran qualità in vera atmosfera pietroburghese. 

Ma l'articolo di Sinatti con le sue conclusioni (che a dire il vero ricordano molto quelle di qualcuno dei post migliori di Samovar su tematiche analoghe) sembra pure una risposta a quello  pubblicato da "La Stampa" qualche giorno fa a firma di Giulietto Chiesa sui varietà panettoni delle feste russo-post-neo-sovietiche... Che dietro i due articoli si nasconda qualche disputa ideologica?

Gen 08 9

L'appeal sovietico della tv russa delle feste

Pubblicato da Caterina Cecchini alle 19:37 in Television


Oggi "La Stampa" pubblica un interessante commento di Giulietto Chiesa sulla tv russa del periodo delle feste.

Il giornalista sottolinea "Noi ne abbiamo uno solo per tipo, loro festeggiano tutto doppio, mentre tutto è fermo fino al 14 gennaio. Giorni e giorni ripieni come i pelmeni (ravioli) di canzoni russe cantate da artisti di tutte le quindici repubbliche, che non saranno più sovietiche ma che sono sempre «sorelle», sedici anni dopo un divorzio che più strano non sarebbe potuto essere. Sorelle più di quando lo erano per forza. Sembra Sanremo dell’Urss, con Sofia Rotaru, moldava, che si alterna con la russa Alla Pugaciova, appesantite ma arzille, applaudite e osannate dai signori di mezza età di nove fusi orari. E dietro di loro decine di cantanti, maschi e femmine, di tutte le repubbliche, complessi rock dalla Kirghizia, melodici dall’Uzbekistan, acclamati georgiani e georgiane, divi delle steppe kazake e delle montagne armene."

Qui il link all'articolo completo.

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