Sorsi di cultura russa
A Roma presso il Teatro Nazionale (vicino al Teatro dell'Opera) è cominciato il festival dedicato al grande musicista russo Shostakovic (non vi linko il sito dei due teatri, sotto la stessa giurisdizione, perché fanno pena e non danno informazioni - che gioa!).
Il programma, prevede diversi spettacoli di cui due opere con soggetto shakespeariano (Re Lear, Amleto - Il Principe del Sogno) e due a tema più propriamente russo.
Queste ultime sono di particolare interesse perché prevedono la lettura di testi poetici di fondamentale valore nell'ambito della cultura russa.
Il primo di questi spettacoli che si terrà giovedì 16 febbraio ore 20.30 (repliche sabato 18 febbraio alle 18.00 edomenica 19 febbraio alle 16,30) ha in programma "La Baracca dei Saltimbanchi" (in russo Balaganchik) per Voci recitanti e Danzatori, basata sull'opera poetica del grande autore simbolista Aleksandr Blok. Il particolare (come da programma):
Raina Kabaivanska eseguirà Sette Romanze su Poemi di Aleksandr Blok op.127
per soprano, violoncello e pianoforte. La missione del Poeta dall’ultimo scritto-conferenza di Aleksandr Blok datato 10 febbraio 1921
Coreografia Luca Veggetti
Scenografia e costumi Maria Filippi
Voci recitanti Italo Dall’Orto, Bianca Galvan
Danzatori Laura Comi, Gaia Straccamore, Anjella Kouznetsova, Riccardo Di Cosmo, Manuel Paruccini, Mauro Murri, Fabio Grossi"
Il secondo evento prevede invece testi poetici dell'altra poetessa russa Marina Cvetaeva (questa non ascrivibile nel gruppo simbolista). Il programma nel dettaglio:
"giovedì 2 marzo, ore 20.30, venerdì 3 marzo, ore 20.30, sabato 4 marzo, ore 18.00
MARINA CVETAEVA
VIVO NEL FUOCO
Sei Poemi di Marina Cvetaeva op. 143a
per contralto
Quartetto n.8 in Do m op.110
Coreografia Gillian Whittingham
Scene e costumi Maria Filippi
Contralto
Elena Zaremba
Attrice
Lina Sastri
Danzatrice
Alessia Barberini"
Consiglio vivamente agli interessati residenti a Roma o di passaggio di vedere una di queste due rappresentazioni, perché costituiscono un'occasione importante e tangibile per capire alcuni aspetti dell'estetica russa di inizio XX secolo.
Il simbolismo russo si ispirava infatti alla scuola francese, in particolare al poeta Verlaine, che aveva a sua volta fatto esperimenti significativi nel campo dei rapporti musica-poesia (o meglio musicalità della parola). In Russia gli eredi di questo approccio alla poesia sono Andrej Belyj (1880-1936) e Aleksandr Blok. Soprattutto Belyj scrive poemi e romanzi in cui l'onomatopea, i suoni, la stessa simbologia delle lettere la fanno da padrone (va menzionato in questo senso il poema Glossolalija, con sottotitolo "poema dei suoni"). Di Belyj sono pure noti i poemi sinfonici, musicati da Skrjabin, le cui opere incarnavano secondo i poeti simbolisti la vera sintesi delle arti (si noti: tra di esse la musica e il teatro dovevano essere le più importanti secondo l'estetica simbolista).
Blok (1880-1921), meno speculativo di Belyj (quest'ultimo tra l'altro divenne anche steineriano), in seguito partecipò ideologicamente anche alla rivoluzione (partecipazione testimoniata dal poema "I Dodici", il più iconoclasta della letteratura russa in quanto qui pjos (cane) fa rima con Christos...).
La sua Baracca dei saltimbanchi che sarà appunto presentata al Teatro Nazionale, nella prima apparizione al pubblico (sottolineo con regia del noto Mejerchol'd) costituì il primo "vero lancio del modernismo russo" (parole dello storico della lett. russa G. Nivat) e il suo stesso autore la definì come opera caratterizzata da "ironia trascendentale" e anarchismo mistico.
Parolone queste ultime (che spero non dissuadano i miei lettori romani dall'andarlo a vedere) che sicuramente non bastano a spiegare il valore di questa opera per la cultura mondiale.
Per quanto riguarda Shostakovic, esordì quando Stalin aveva appena preso il potere e dunque visse e lavorò da "funanbolo" nel contesto dei terribili anni di repressione che toccarno il ventennio anni Trenta- Cinquanta. Questo funanbolismo non gli permise tuttavia di evitare le critiche anche pericolose che proprio nel periodo delle Grandi Purghe gli vennero indirizzate dalle colonne della "Pravda" (gennaio 1936), secondo cui la sua musica era "un flusso disordinato di suoni" (il riferimento era all'opera Lady Macbeth di Mcensk).Così, da questo momento fino agli anni del disgelo Chrusheviano, Shostakovic presentò al pubblico solo opere sinfonche.
rimando a qualche link:
http://www.siue.edu/~aho/musov/dmitri.html
http://www.ilmusicante.net/traavanguardiaeconservazione.html
Infine Marina Cvetaeva (1892-1941) fu poetessa abile e sfortunata. Dapprima, dopo la rivoluzione,tentò l'esilio ma non riuscì a vivere lontano dalla patria. Ritornata in Russia però non si adattò alla nuova situazione e morì impiccandosi durante l'invasione tedesca. I suoi poemi più importanti sono: Verste, Il poema della montagna, Dopo la Russia, Il poema della fine, L'Accalappiatopi. La sua poesia subì l'influenza proprio di Blok, da cui prese alcuni temi (la tempesta, la cavalleria).